Penso che la PED sia uno degli argomenti più complessi da affrontare. Riassumerla qui è impossibile, ma proviamoci.
La Direttiva 2014/68/UE, comunemente nota come Pressure Equipment Directive (PED), è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 27 giugno 2014. Secondo l’articolo 51 della Direttiva, la stessa è entrata in vigore il 20° giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, ovvero il 17 luglio 2014. Tuttavia, l’articolo 51 stabilisce anche che alcuni articoli si applicheranno a decorrere dal 19 luglio 2016.
La Direttiva PED richiede ai fabbricanti di identificare il livello di pericolosità dell’apparecchiatura costruita. Questo vale anche per un installatore di impianto che assembla apparecchiature a sua volta certificate PED (Es: Disoliatore interno al compressore dell’aria compressa + Serbatoio dell’aria compressa + filtro dell’aria compressa + Tubazioni > Dn80).
Il concetto della pericolosità dell’apparecchiatura è legato al concetto di energia immagazzinata nell’apparecchiatura.
L’energia immagazzinata è valutata sulla base dei seguenti parametri:
- Pressione massima ammissibile (PS);
- Volume proprio V o, a seconda dei casi, dimensione nominale DN;
- Tipo e stato del fluido.
In base all’Allegato II della Direttiva, in funzione:
Della tipologia dell’attrezzatura in pressione (tubazione, recipiente, accessori)
Del gruppo di appartenenza del fluido (fluido pericoloso o non)
Dello stato fisico del fluido (gas, liquido)
Del risultato del calcolo PS x V, nel caso di recipienti, e PS x DN, nel caso di tubazioni
esistono 9 tabelle attraverso le quali è possibile definire il gruppo (1 o 2) e la categoria di rischio (I, II, III, IV) del componente, dell’attrezzatura o dell’insieme.
Saltiamo tutta la parte di classificazione che solitamente è affidata ad un professionista.
Restano poi le pratiche (fascicolo tecnico) da presentare ad INAIL attraverso il portale CIVA tramite credenziali di accesso.
Il fascicolo tecnico varia a seconda dell’impianto da denunciare ma fondamentalmente è composto da:
la dichiarazione di conformità 37/08 dell’impianto e dei componenti che lo compongono, il progetto, la relazione tecnica, ecc..
Il progetto viene quindi sottoposto ad INAIL che applicherà una matricola all’impianto, farà delle verifiche tecniche e segnalerà un ok a procedere o eventuali note di modifiche da realizzare (tutto questo sempre attraverso il CIVA)
A progetto visionato, bisogna richiedere la prima messa in servizio dell’impianto. Questo vuol dire che INAIL manderà un suo ispettore, (o un suo incaricato), a verificare in campo il rispetto del progetto o l’attuazione delle modifiche richieste ed eseguirà la verifica funzionale delle attrezzature a corredo dell’impianto (sicurezza, controllo, regolazione).
Il verbale di prima messa in servizio va registrato sul portale CIVA
Diciamo che, su questo passaggio, i tempi non sono propriamente celeri e fermiamoci qui.
Dopo questi passaggi obbligatori abbiamo quindi impianti immatricolati (attenzione perchè parliamo di matricola INAIL) e registrati sul portale INAIL CIVA.
Entrano in gioco adesso quelle leggi che regolamentano, sino alla dismissione, le verifiche periodiche delle apparecchiature in pressione e quindi si parla di DM329/2004 e Dlg 81/2008.
Le verifiche periodiche sostanzialmente sono tre:
- Verifica di funzionamento (spesso chiamata anche Verifica a caldo)
- Verifica interna (valida solo per generatori di vapore o ad acqua surriscaldata)
- Verifica di integrità
Entriamo nei dettagli delle singole verifiche:
Con che frequenza vanno eseguite?
Il Decreto Ministeriale n° 329 del 01/12/2004 fornisce due allegati differenziati per i due gruppi di classificazione delle apparecchiature.
Avremo quindi la tabella (allegato A) di verifica per le apparecchiature del gruppo 1

e la tabella (allegato B) di verifica per le apparecchiature del gruppo 2

In funzione della categoria assegnata dell’apparecchiatura avremo quindi la frequenza di verifica.
In cosa consistono le verifiche?
La verifica di funzionamento o a caldo consiste nella verifica da parte dell’ispettore di tutti quegli accessori necessari al corretto funzionamento dell’apparecchiatura. si verificano quindi: Controllo (Manometri e termometri), Regolazione (valvole, pressostati o termostati di funzionamento) ma soprattutto Sicurezza (Valvole di sovrappressione, scarico termico).
Cosa fare prima di una verifica ispettiva di funzionamento?
Innanzi tutto verificare guasti e mal funzionamenti e sanare le anomalie.
Dedicare attenzione particolare alle valvole di sicurezza. Esse devono essere quindi certificate e tarate per garantire un’intervento in caso di sovrapressioni in base alla loro pressione di intervento. Gli ispettori, in assenza di certificazione di taratura, richiedono di verificare realmente l’intervento della valvola chiedendovi di alzare la pressione del recipiente o di una caldaia per verificarne l’intervento alla pressione dovuta (pressione di bollo nel caso di una caldaia)
Per tarare o garantire la soglia di intervento di una valvola di sicurezza ci sono due valutazioni da fare:
- Se la valvola è “piccola” (inteso come diametro), costa di più eseguire una taratura rispetto all’acquisto di una nuova valvola
- Se la valvola è “grande”, costa di più l’acquisto rispetto al costo di taratura (conviene sempre avere un backup della valvola per condurre l’impianto nel periodo di taratura)


Se acquistate una valvola di sicurezza dovete pretendere e custodire la dichiarazione di conformità ed il certificato di taratura del costruttore questi documenti sono da archiviare e rendere disponibili durante la verifica.
Se tarate una valvola di sicurezza dovete pretendere il certificato di taratura, anch’esso da archiviare e rendere disponibile durante la verifica .
La verifica interna, come abbiamo detto, è prevista solo per generatori di vapore o caldaie ad acqua surriscaldata.
Questa verifica prevede un’ispezione visiva (e non strumentale) da parte dell’ispettore delle parti interne della caldaia in esame.
Si vanno a verificare fenomeni di corrosione dei materiali, lo stato delle saldature, cricche e vaiolature, lo stato del materiale refrattario ecc..
Cosa fare prima di una verifica interna?
Innanzi tutto dovete spegnere e raffreddare la caldaia (per grosse caldaie sono previsti anche due o tre giorni).
Una volta raffreddata la caldaia, dovete aprirla. Ciò vuol dire rendere visibili tutte le parti interne tramite “bocchettoni”, passi d’uomo e portelloni.

Tanti ispettori hanno ancora l’usanza di entrare (sfidando le normative degli spazi confinati) fisicamente nelle caldaie per verificare il così detto “lato acqua”.
Nelle pre verifiche della visita ispettiva, assolutamente non entrate. Aprite la caldaia e dai punti di accesso limitatevi a guardare dall’esterno. Se volete, per quanto possibile, utilizzate delle telecamere endoscopiche.
E’ importante procurarsi sempre delle nuove guarnizioni per la richiusura.
Eseguite, se necessario, dei ripristini del refrattario sui portelloni. Se notate altre problematiche più gravi, come ad esempio sul fascio tubiero, sappiate che le riparazioni non sono semplici anche perchè devono essere dichiarate e visionate da INAIL ed è quasi scontato che bisogna operare con procedure in ambienti confinati.
Sappiate che se le problematiche sono gravi, l’ispettore a fine verifica, scriverà sul verbale che la caldaia non può essere accesa. Per questo motivo, fate delle pre verifiche con largo anticipo.
L’ltima verifica è quella di integrità.
La verifica di integrità ha lo scopo di verificare tendenzialmente l’integrità del materiale (recipiente, caldaia o tubazione > DN80) ed il suo stato rispetto alla condizione iniziale.
Per queste verifiche è molto consigliato eseguire (prima della visita) delle misure spessimetriche con strumenti ad ultrasuoni. Queste misure sono atte a misurare, in vari punti dell’apparecchiatura, lo spessore del materiale.
L’ispettore poi confronterà i risultati con quelli scritti sul fascicolo tecnico e farà delle considerazioni sulla tenuta dell’involucro alla pressione.
In realtà, per la verifica di integrità è richiesta la prova di tenuta idraulica.
Vi verrà chiesto quindi di mettere in pressione l’apparecchiatura (con acqua, con aria o con azoto) ad una pressione superiore a quella di lavoro (Pressione di Lavoro x 1,5). Tramite un manometro certificato si misurerà poi, per la durata di un paio d’ore, se il recipiente ha perso pressione a causa della mancata integrità.
Capita a volte che l’ispettore,(a sua discrezione), si fidi delle spessimetrie e eviti la prova idraulica.
Anche in questo caso l’apparecchiatura deve essere spenta ed eventualmente (se parliamo di corpi caldi) raffreddata. Questo vale anche per eseguire le prove spessimetriche.
Se dovete fare la prova idraulica, procuratevi dei “dischi” da montare sulle flange per avere garanzia di tenuta. (le valvole spesso hanno dei trafilamenti)
Vi consiglio vivamente, per tutte le verifiche periodiche, di recuperare il contatto dell’ispettore (in primis per orario e luogo della verifica) e di approfittarne, per concordare con lui, come intende procedere per le verifiche.
Le verifiche periodiche NON devono essere registrate sul CIVA
Le ultime cosa da evidenziare e da conoscere sulla direttiva PED sono queste:
Il responsabile per la legge è sempre e comunque il datore di lavoro sia per quanto compete il DM329/2004 e sia per Dlg 81/2008. Questa responsabilità non può essere delegata.
Gli ispettori INAIL non hanno un calendario con le scadenze di verifica (che non sono neanche presenti sul CIVA). E’ obbligatorio da parte del datore di lavoro (o un suo delegato) ricordarsi le scadenze delle verifiche per ogni matricola e richiedere la visita ispettiva tramite il pagamento di un bollettino all’INAIL ( queste operazioni avvengono in realtà tramite gli enti delegati dall’INAIL stessa).
Non avere le verifiche periodiche aggiornate è paragonabile ad non aver fatto una revisione della vostra auto, se “scoperti”, la pena è il fermo dell’auto.

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