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La sfida della terminologia negli asset impiantistici: un problema sottovalutato

Feb 20, 2025 | Varie

Nel mondo della manutenzione impiantistica, la comunicazione tecnica dovrebbe essere chiara, precisa e univoca. Eppure, uno dei problemi più comuni che si riscontrano sul campo riguarda proprio l’uso della terminologia per identificare gli asset. Spesso, lo stesso componente viene chiamato in modi diversi a seconda dell’azienda, del tecnico o del contesto operativo. Questa apparente banalità può generare non pochi problemi nella gestione e nella manutenzione degli impianti.

Quando una pompa diventa un mistero

Un esempio classico di questa ambiguità terminologica è quello della pompa di circolazione. Nella pratica quotidiana, ci si può trovare di fronte a diversi modi di indicare lo stesso componente:

  • Elettropompa: un termine generico che enfatizza la presenza di un motore elettrico.
  • Circolatore: usato spesso in ambito HVAC per indicare le pompe che muovono fluidi in un circuito chiuso.
  • Pompa idronica: termine più tecnico, ma meno diffuso tra gli operatori.
  • Pompa: la versione più generica, che però può generare confusione con altri tipi di pompe (pompe sommerse, pompe di drenaggio, pompe volumetriche, ecc.).

Questo fenomeno non si limita alle pompe, ma coinvolge un’ampia gamma di asset. Eccone alcuni esempi:

  • Ventilconvettore → fan coil, terminale idronico, unità ventilata.
  • Quadro elettrico → quadro di distribuzione, centralino, QGBT, Power center
  • UPS → gruppo di continuità, stabilizzatore, inverter statico.
  • Gruppo frigo → refrigeratore, chiller, unità di raffreddamento.
  • Trasformatore → autotrasformatore, stabilizzatore di tensione, convertitore.

Perché è un problema serio?

L’uso non univoco della terminologia tecnica può sembrare un dettaglio secondario, ma ha conseguenze reali e spesso costose. Vediamo alcuni dei principali problemi che possono derivarne:

  1. Errori nella comunicazione tra tecnici e clienti Se un cliente segnala un problema a un tecnico usando una terminologia diversa da quella del manutentore, si rischia un’incomprensione che può portare a diagnosi errate o interventi inefficaci.
  2. Difficoltà nell’approvvigionamento dei ricambi Se un asset viene chiamato con nomi differenti, c’è il rischio che un tecnico ordini il componente sbagliato o perda tempo a decifrare le richieste. Questo rallenta il processo di manutenzione e può causare interruzioni operative significative.
  3. Problemi nella gestione documentale e nei software CMMS Nei software di gestione della manutenzione (CMMS), asset identici possono venire registrati con nomi diversi, portando a duplicazioni, errori di catalogazione e inefficienze nei piani di manutenzione. In alcuni casi, ciò può portare a una scarsa tracciabilità degli interventi e a ritardi nella pianificazione delle attività manutentive.
  4. Difficoltà nel rispetto delle normative e della sicurezza Alcune normative tecniche richiedono la denominazione esatta di determinati componenti. Usare terminologie non standard potrebbe portare a non conformità in fase di audit o di certificazione. Inoltre, una cattiva identificazione di un asset potrebbe risultare pericolosa in caso di emergenza.
  5. Formazione e aggiornamento del personale Se la terminologia varia costantemente, anche la formazione dei nuovi tecnici diventa più complessa e meno efficace. Una mancata standardizzazione rende difficile trasferire correttamente le conoscenze e aumenta il rischio di errori operativi.

Come affrontare il problema?

Fortunatamente, esistono diverse strategie per ridurre il rischio di fraintendimenti e migliorare la gestione degli asset impiantistici:

  1. Standardizzare la terminologia Creare un glossario interno con la nomenclatura ufficiale da utilizzare in tutta l’organizzazione può migliorare la comunicazione tra i vari reparti. Questo deve essere aggiornato regolarmente e condiviso con tutto il personale.
  2. Adottare standard internazionali Utilizzare riferimenti normativi UNI, ISO o standard di settore aiuta a uniformare la terminologia e garantisce un allineamento con i fornitori e i produttori. In molti settori, esistono documenti ufficiali che forniscono definizioni precise per gli asset impiantistici.
  3. Definire chiaramente i termini nei contratti e nei capitolati Specificare sin dall’inizio quale terminologia verrà utilizzata nelle commesse e nei documenti tecnici evita fraintendimenti tra cliente e fornitore. Questa pratica è particolarmente utile nei contratti di manutenzione multi-fornitore.
  4. Utilizzare codifiche univoche negli strumenti di gestione Nei CMMS, ERP o database di gestione impianti, associare un codice identificativo univoco a ogni asset riduce il rischio di errori, indipendentemente da come viene chiamato. Questo codice può essere utilizzato anche nei documenti cartacei per evitare confusioni terminologiche.
  5. Formare il personale Sensibilizzare i tecnici e i clienti su questi problemi può migliorare la comunicazione e ridurre il rischio di errori operativi. Workshop, corsi di aggiornamento e guide pratiche possono essere strumenti utili per garantire che tutti utilizzino un linguaggio comune.

Conclusione

La terminologia negli asset impiantistici potrebbe sembrare un dettaglio secondario, ma ha un impatto significativo sull’efficienza della manutenzione, sulla sicurezza e sui costi operativi. Standardizzare il linguaggio tecnico, adottare nomenclature univoche e formare adeguatamente il personale sono passi essenziali per evitare errori, migliorare la comunicazione e garantire una gestione più efficace degli impianti.

Nel mondo della manutenzione, ogni dettaglio conta: anche la scelta delle parole. Con un approccio strutturato alla terminologia, è possibile ridurre inefficienze, migliorare la sicurezza e garantire una gestione ottimale degli asset.

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