Da quando ho iniziato a fare il manutentore (all’inizio degli anni 90) a oggi, la manutenzione si è trasformata molto.
Prima di tutto, non c’erano tante regole che stabilivano come doveva lavorare il manutentore.
In quei tempi si cercava di far andare le cose fino a quando non era necessario sostituirle. Si compilavano dei report di intervento solo per avere poi una contabilità di ore e materiali da presentare al cliente.
A partire dagli anni 2000 le cose sono cambiate. Le norme sono diventate sempre più numerose e sempre più esigenti e dettagliate.
Incidenti causati da cattiva manutenzione hanno iniziato a richiamare molto più l’attenzione sul modo di fare le manutenzioni. I report si sono arricchiti di molti più dettagli tecnici atti a dimostrare le manutenzioni fatte in maniera tutelativa. Ogni volta che succedeva un incidente, le normative e le leggi “innalzavano il livello” per prevenirlo.
Intorno al 2010 in poi si è iniziato a parlare seriamente di qualità del lavoro. Le grandi aziende, per distinguersi sul mercato, hanno richiesto di lavorare con certificazioni ISO che le permettevano (e permettono ancora) di soddisfare le richieste in fase di gara per ottenere gli appalti.
In poche parole, il mondo della manutenzione oggi deve conoscere e seguire: Leggi, norme e procedure per mantenere le certificazioni. Sicuramente un mix molto complicato.

In questi ultimi anni si è passati alla manutenzione 4.0. Sono sorte e riconosciute dalla normativa UNI 15628 figure come quella di ingegneria della manutenzione che ha il compito di supportare le attività in campo con analisi atte all’ottimizzazione del lavoro del manutentore:
Ed ecco che sorgono altre necessità per creare opportunità:
Raccogliere dati e analizzare i dati per prevenire guasti, efficientare sia nelle prestazioni che nei consumi energetici gli impianti, è la nuova sfida.


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