(l’uso parziale delle normative UNI è di tipo “Uso ragionevole o leale” ai soli fini di insegnamento)
L’illuminazione di emergenza è composta da una serie di lampade che devono garantire un’affidabile segnalazione delle vie di esodo, che per durata e livello di illuminamento consenta un adeguato sfollamento.
I mezzi di alimentazione di queste lampade diventano quindi:
- Batterie
- UPS
- Soccorritori
- Gruppi elettrogeni
Tornando a quello che dicevamo sulla legge che cita che: ogni impianto deve essere condotto a “regola d’arte” (leggi articolo su Leggi, norme e certificazioni) buttiamoci nel complicato panorama normativo che regolamenta le lampade di emergenza. Parliamo quindi di:
CEI EN 50172 – UNI EN 1838 – UNI CEI 11222 – DM 81/2008 ecc..

Dal punto di vista strettamente manutentivo, non dobbiamo essere noi a progettare un impianto di illuminazione di emergenza.
Questo compito è demandato dal datore di lavoro a RSPP e professionisti che, in teoria ci forniranno le planimetrie con le tipologie di lampade installate ed il loro posizionamento con una numerazione.
Evito quindi di scendere nei dettagli di tutte queste normative e mi limito a descrivere quello che richiede la UNI 1838 dal solo punto di vista antincendio e sicurezza.
Mi faccio aiutare da un .pdf della Schneider electric che, se volete, potete visionare nella totalità cliccando qui.
Seguendo la normativa UNI, le verifiche periodiche dell’impianto di sicurezza sono da svolgere ogni 6 mesi e riguardano:

Le attività vanno svolte con la comparazione dei risultati ottenuti nelle prove, con quelli indicati nella UNI. Quindi è necessario sapere che:

Gli ambienti sono divisi (lo vedere nelle planimetrie di evacuazione che il cliente vi deve fornire) in vie di esodo e in aree antianico.
I valori di lux richiesti per queste due aree sono i seguenti:


Tutte le attrezzature antincendio (estintori, idranti armadi, pulsanti ecc) o presidi di pronto soccorso (cassette medicinali o defibrillatori) devono essere illuminati nel dettaglio come segue:


La durata e la ricarica delle batterie che alimentano le lampade deve soddisfare questi requisiti:

Da conoscere infine è la differenza tra illuminazione e segnalazione dove le verifiche devono essere fatte con Lux o con metri di visibilità:


La distanza di visibilità massima di un segnale di sicurezza dipende dalla sua altezza e dalla sua posizione rispetto all’osservatore. Secondo la norma, la massima distanza di visibilità può essere calcolata con la formula d = s x p, dove d è la distanza di visibilità, s è la distanza orizzontale dal segnale ed è pari a 100 per i segnali illuminati esternamente e 200 per i segnali illuminati internamente, e p è l’altezza del pittogramma.
Quindi, per capire:
Se una segnalazione luminosa è montata internamente con un pittogramma da 30 x 15 cm deve essere visibile da:
200 x 15 cm = 3000 cm = 30 m.
La norma non specifica una distanza minima o massima a cui il segnale deve essere visibile

Per la gestione del registro antincendio, le prove eseguite sulle lampade, (come per estintori, idranti, porte REI e uscite di sicurezza) devono essere rendicontate lampada per lampada seguendo anche in questo caso la numerazione e le planimetrie.
Le lampade vanno quindi necessariamente identificate con una numerazione univoca (non hanno un numero di matricola) che renda possibile la stesura di questo elenco.
Ma torniamo all’inizio. Abbiamo detto che mezzi di alimentazione delle lampade di emergenza possono essere sostanzialmente quattro:
- Batteria
- UPS
- Soccorritori
- Gruppo elettrogeno
Già da questo possiamo capire il perché, sul registro antincendio, ci sono sezioni dedicate sia a Gruppi elettrogeni (sezione 7 del Buffetti) ed UPS e/o Soccorritori (sezione 8 del Buffetti)
Le lampade collegate a queste due fonti di alimentazione sono infatti normali lampade (Neon, led, e forse troviamo ancora qualche lampada ad incandescenza).
Provando queste lampade, non possiamo definire la durata dell’autonomia o il tempo di ricarica. Dobbiamo solo constatare il funzionamento e la resa luminosa della sola lampada con la misura dei lux (a campione) ed il tempo di commutazione dalla rete normale a quella di emergenza.
Autonomia e durata sono invece verificate nelle manutenzioni di UPS (Soccorritori) e Gruppi elettrogeni e da registrate in sezioni e schede dedicate rispetto a quella delle lampade.
Non sempre è possibile eseguire in contemporanea sia la verifica delle lampade e sia quelle su UPS e Gruppi elettrogeni, perchè magari sono a servizio anche altre utenze. Tuttavia, se riuscite a fare le prove contemporaneamente, è meglio.
Per la misura dei Lux è ovvio pensare che le misure devono essere eseguite in condizioni di buio (condizione oraria invernale).
Per la misura dei Lux dobbiamo utilizzare un luxmetro.

Il luxmetro è uno strumento molto semplice e non costoso. (addirittura, ci sono molte app per smartphone che danno misure molto attendibili ma che, ovviamente, non possono essere certificate).
Il funzionamento è banale perché lo strumento misura la luce (lux) che colpisce la sonda.
L’attenzione è solo quella di rispettare le altezze di misura richieste dalle normative (a pavimento? A 1 m? sul piano di lavoro? Dovete far attenzione)
Ultima raccomandazione, in considerazione di eventuali modifiche di layout architettonici, è quella di ricevere sempre planimetrie aggiornate (Tale aggiornamento dovrebbe per la presentazione della SCIA ed è quasi impossibile non sia disponibile)

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